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mercoledì 9 dicembre 2015

Non dirmi che hai paura Saamyia

Saamiya Yusuf Omar è la protagonista del libro di Giuseppe Cotozzella:”Non dirmi che hai paura”. Ma oltre a questo è una ragazzina coraggiosa classe 1991 che ha partecipato alle olimpiadi di Pechino 2008 contando solo sulle forze. Forse nessuno ha mai sentito parlare di lei É nata a Mogadiscio in Somalia da una famiglia povera, è rimasta orfana di padre a causa di un proiettile vagante. Sì perché dove è nata lei c'è la guerra. Ha sempre avuto la passione per la corsa, una passione così forte da spingerla ad allenarsi pur indossando un burqa e a partire come tanti per un lungo viaggio verso un futuro migliore.
 É morta nell'aprile del 2012 nel mar Mediterraneo,come tanti,dopo un tormentato viaggio a bordo di un barcone.

La storia di Saamiya non ci è nuova, Ogni giorno sentiamo notizie riguardati le drammatiche storie dei migranti ma c'è un particolare che mi ha profondamente colpito:Saamya era un'atleta professionista, aveva partecipato alle olimpiadi eppure la sua passione e la disperazione hanno spinto anche lei a partire. Ha attraversato il deserto del Sahara e gran parte dell' Africa e tutto ciò in tre lunghi anni. propio lei che era andata in televisione, che aveva sfilato alle Olimpiadi e aveva corso i 200 m di fianco a grandi campionesse,indossando comuni scarpe di ginnastiche e una fascetta in testa regalata da suo padre,fisicamente sottopeso ma con una grinta pari se non superiore alle altre atlete,proprio lei è morta miseramente a pochi kilometri dalla Sicilia La sua storia è stata ricostruita tramite le testimonianze di  parenti e amici della donna che hanno voluto contribuire a  raccontare e a rendere nota questa storia intensa. Penso che “Non dirmi che hai paura” sia un libro coinvolgente che fa riflettere su una questione molto attuale come quella dei migranti sulle nostre coste. é certamente un libro che colpisce il cuore, e ci fa spalancare gli occhi su quella che è la follia degli uomini e su cosa vuol dire avere veramente coraggio.
la capacità dell'autore sta nel ricostruire la vita di Saamya nei minimi dettagli,in modo tale che leggendo sembra di poter sentire la sabbia fine di Mogadiscio che scorre sotto i piedi.
"a volte facevamo di tutto per non guardare in quella direzione. C'erano giorni però in cui era troppo doloroso, erano i giorni di sole forte e di cielo blu in cui soffiava forte il vento fresco che arrivava dal largo. Era doloroso soprattutto per Hodan(la sorella) , che da piccola faceva il bagno e giocava sulla sabbia, e si ricordava com'era bello"...

Miriam Brignolo 

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