Avete mai pensato a descrivere il mondo con una sola parola? Trentacinque ragazzi ci hanno provato e questo ne è il risultato.
Confuso, pazzo, apatico, malato. Queste sono solo alcune delle parole che il mondo ha ispirato alla gente. Noi giovani lo vediamo così: un brutto mondo malato che confonde il bene e il male. Lo stesso mondo di settant’anni fa, forse un po’ più tecnologico, ma sempre pericoloso.Conviviamo con una società che piange lacrime amare su notizie di guerre che ha organizzato di sua spontanea volontà. Il nostro mondo si sta’ sgretolando piano piano e le persone che discriminano coloro che non fanno niente, sono le stesse che sono responsabili di questa decadenza. La società è così: ipocrita e ingiusta. La gente si guarda intorno e vede solo persone strane. Noi stesse abbiamo provato sulla nostra pelle quello sguardo, quello che ti rivolgono quando ti reputano pazzo o semplicemente fuori dal comune. Abbiamo chiesto ai giovani torinesi una parola, un aggettivo che descrivesse la loro idea di “mondo” e molti ci hanno guardato con poco interesse, altri ci hanno detto semplicemente “non ho voglia di pensarci, è troppo complicato, scusa”. Ma se facciamo fatica a pensare ad una sola parola, a poche lettere, come pretendiamo di essere in grado di giudicare un mondo intero? Il nostro mondo è un delicato equilibro tra caos e ordine; una bilancia a due bracci, e noi siamo coloro che sulle spalle possiedono i pesi per pareggiare armonia e confusione. Se solo sapessimo posizionare in modo corretto questi pesi, il mondo sarebbe la musa ispiratrice della nostra vita. Ci soffermiamo a giudicare il mondo in cui viviamo senza preoccuparci di giudicare noi stessi.
Siamo cechi in un mondo di luce, sordi in un mondo di musica e muti in un mondo fatto di parole e questo non lo vogliamo ammettere e ci lamentiamo di sentirci “soli in mezzo alla folla”, ma poi ammettiamo che la folla è la nostra più grande nemica. Siamo diffidenti delle persone che ci stanno intorno come se fossero cani rabbiosi pronti a sbranarci. Pregiudizi? Precauzione? Può essere che una non escluda l’altra, ma tutti noi sappiamo che di pregiudizi ce ne sono anche troppi e di precauzioni troppo poche. Dovremmo capire che i terroristi non sono tutti islamici, gli stupratori non sono tutti drogati, i malati non sono tutti in ospedale, anzi molti sono coloro che si spacciano per ‘guaritori’.
La nostra vita è dettata da una legge imposta dalla società; una legge contro il diritto di vivere che tutti noi abbiamo, una legge che dice che se hai qualche deficienza devi essere escluso, se pesi qualche chilo di troppo non avrai mai una vita sociale, se provi a dire la tua in questo mondo di “adulti” nessuno ti ascolterà perché sei piccola e non puoi capire. Viviamo in un mondo in cui il dizionario dei sinonimi e dei contrari è formato da tanti sinonimi e un solo contrario: diverso. Il che è comico, perché’ nel mondo siamo tutti uguali, la scienza ne ha le prove. Se c’è una cosa che noi uomini sappiamo fare, è vedere in modo diverso le altre persone. Siamo amanti e, allo stesso tempo, nemici dei difetti altrui; d’altronde sono i difetti le cose che ci fanno innamorare. E non intendo l’"amore" di un mese pieno di cuori e baci su whatsapp, intendo l’amore di anni e anni di litigi e battibecchi di ogni genere; è questo l’amore che dovremmo provare per il nostro mondo, un amore litigioso e testardo, ma comunque longevo. Chissà perché amiamo i difetti delle persone e odiamo i difetti del mondo in cui le persone vivono. Forse perché i difetti del mondo sono la conseguenza e il risultato dei difetti di più di sette miliardi di persone messi insieme. Un difetto tira l’altro, come le bugie, come gli errori. Il mondo è il magnifico risultato di un accumulare errori. In effetti il mondo stesso è un errore. Qualche particella che si è attaccata dopo un grande BOOM. Solo un errore. E la gravità? L’abbiamo scoperta grazie ad un tizio che si è seduto sotto l’albero sbagliato e, oltre ad un bernoccolo, ha fatto la più grande teoria di tutti i tempi. L’America? E’ stata scoperta per caso da un uomo che ha deciso di andare in Giappone prendendo una strada “alternativa”. Tutto è la conseguenza di qualche errore, anche le persone sono la conseguenza di qualche errore; eppure gli errori noi li disprezziamo, li evitiamo. La nostra mente è tutta sbagliata. Le parole di mille uomini corrotti che parlano ad un microfono hanno influenzato i nostri pensieri, le immagini e i video sui social hanno influenzato i nostri pensieri. La mente di un singolo individuo è diventata l’insieme delle menti di altri cento. E questo è un dato di fatto.
Ci fanno vedere le cose brutte del mondo: omicidi, attentati, incidenti. Ma le cose belle? Ce le dimentichiamo come se non fossero mai esistite? Le persone oltre a morire nascono, oltre a uccidere generano, oltre a farsi male curano. La nature, le risate, l’amore, gli abbracci, i baci, la musica, i libri, la cultura, le scoperte, il sole, le stelle, gli amici: tutte cose belle che non sono passate per la testa a nessuno quando si è pensato al mondo. Di parole ce ne sono tante, belle e brutte che siano. Anche di uomini ce ne sono tanti, bravi o cattivi che siano. Ma di mondi come il nostro? Fino ad ora non ne sono ancora stati trovati, magari un giorno anche quelli saranno tanti. Ma fino a quel giorno, vi chiedo da parte di tutti i giovani del mondo: non vorreste dare ai vostri figli e ai figli dei vostri figli un mondo in cui valga la pena vivere una vita felice? In cui ci sia la possibilità anche solo di vivere? Facendo guerre, incrementando l’odio tra popoli e culture diverse, questo desiderio sarà solo un sogno che potrebbe diventare irrealizzabile. Ci hanno detto tante belle parole, idee per come risolvere i millemila problemi che affliggono il nostro mondo, ma quante di queste idee sono diventate realtà? Le parole sono solo lettere messe una dietro l’altra, il mondo diventerà migliore quando queste promesse diventeranno sogni realizzati. E se “I sogni sono le risposte di oggi alle domande di domani” allora realizziamo i sogni nel presente per diminuire le domande del futuro. I nostri nonni ci hanno lasciato un mondo bambino che giocava a fare l’adulto, e noi l’abbiamo mutato in un mondo adulto a cui piace tornare bambino. Rendiamo questo mondo un ragazzo, come noi, che di cose deve ancora impararne tante, ma che dagli errori impara a correggersi. Noi siamo così, rendiamo il nostro mondo uguale a noi.
Ma “perché un pensiero cambi il mondo, bisogna che prima cambi la
vita di colui che lo esprime”.
Ludovica Grisot, Eleonora Gesumaria
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