
E' il nuovo cancro, la nuova malattia, che si insinua sotto le sembianze di un innocente momento di svago. In realtà il gioco d’azzardo è un maledetto mostro, che vendendo illusioni in cambio di soldi, consuma lentamente la personalità e le risorse economiche di chiunque possa iniziare ad avvicinarsi con costanza agli innumerevoli giochi che l’azzardo oggi offre alla gente comune.
Parlando di “gioco” ci ritornano in mente i bambini, la palla, le biglie, le figurine o comunque uno sport o una sfida tra giocatori sinceri, e chi vinceva era il più allenato, il più forte. Poi nacquero i Casinò: San Remo,Venezia, Saint Vincent, Montecarlo, ma erano i soli posti dove si poteva giocare d’azzardo e pochi erano coloro che potevano permetterselo. Oggi la stessa parola indica le sale gioco dotate di slot machine, sale bingo, gratta e vinci, bar, tabaccai e sempre più locali adibiti al gioco d’azzardo. Ben 4 italiani su 10 fanno uso di slot o giochi in genere, 17 milioni di persone ogni giorno si danno al gioco d’azzardo, di queste almeno 3 milioni sono patologiche. Ci si chiede perché lo Stato permetta tutto ciò spendendo dai 5 ai 6 miliardi di euro per le cure presso le varie associazioni che seguono le patologie legate alla ludopatia. Inoltre le famiglie rovinate non spendono più per i consumi, quindi lo Stato non incassa l’Iva. Dal 1992 il gioco d’azzardo è divenuto la terza impresa italiana per fatturato dopo l’Eni e l’Exor (finanziaria degli Agnelli). La spesa pro capite si aggira intorno ai 1500 euro l’anno. Un’impresa del genere fa gola alle varie mafie, che sfruttano tali luoghi soprattutto per pulire i soldi provenienti da traffici illeciti. Ci si augura che lo Stato intervenga al più presto con nuove regole incentivando quei gestori che svuotano i loro locali dalle macchinette e che svegli la coscienza della gente che ne è schiava. La vita è un gioco d’azzardo terribilmente rischioso. Fosse una scommessa, l’accetteresti?
Sofia Riitano
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