"Chiunque uccida un uomo, sarà come se avesse ucciso l' umanità intera" - Corano (5:32)
Venerdì 13 Novembre. Ore 21:20. Io stavo leggendo un libro. Stade de France, si faceva esplodere il primo kamikazze.
Venerdì 13 Novembre. Ore 21:49. Io stavo per addormentarmi. Teatro Bataclan di Parigi, 118 ragazzi stavano per essere uccisi.
Sabato 14 Novembre. Ore 7:45. Io stavo andando a scuola. Parigi era sotto shock.
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L' Isis crede di fare la volontà di Allah togliendoci la libertà, diffondendo il terrore, uccidendo innocenti, ma è veramente questo ciò che è scritto nel Corano?
C'è chi pensa che è Allah a ordinare ai musulmani di combattere per diffondere l' islam nel mondo, come afferma il califfo Abu Bakr di Baghdadi, che con un dottorato di studi islamici e da buon musulmano vuole fare esattamente ciò che Allah ha prescritto : «Combattete coloro che non credono in Allah e nell'Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah e il suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la Gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo e siano soggiogati» (9,29).
C'è invece chi dichiara che in realtà vi è una lettura distorta dei testi sacri dell' Islam e che la vera causa di questo fanatismo sia invece la mancanza di cultura. Il docente sudanese Abdullahi Ahmed An-Na’im ha spiegato che «l’interpretazione retrograda che l’Isis fa della sharia trova fondamento nel Corano di Medina» ma può essere cambiata.
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Ma allora l' Isis combatte per una causa reale o idealizzata?
Se in realtà la causa di tutto questo orrore è la lettura fanatica di un testo sacro, allora il problema sta alla base. Non possiamo combattere con le armi una guerra che è sinonimo di ignoranza generale degli stessi credenti. Cosa dovremmo fare allora? Sterminare un' intera generazione di persone, che forse non sanno nemmeno per cosa stanno combattendo?
Siamo l' Occidente, dovremmo essere la parte di mondo più civilizzata e vogliamo abbassarci alla loro ignoranza per fermarli. Perchè sganciare bombe sulla Siria se non sappiamo nemmeno con certezza per cosa combattono? L' odio genera altro odio, la violenza altra violenza; vogliamo fermare veramente tutto questo o vogliamo che nasca altro risentimento, dannoso per il futuro?
Siamo uomini non animali. Siamo dotati della parola, che adottata per convenzione o meno, possiamo utilizzare. Perchè allora non tentare un dialogo?
Ma se la parola non è un problema, allora perchè non tentare attraverso di essa una lenta e graduata diffusione della cultura?
Non abbassiamoci al loro livello, non proviamo odio, non proviamo risentimento.
Siamo l' Occidente, il progresso, la civilizzazione. Proviamo amore e cerchiamo la pace.
Ragioniamo e condividiamo la conoscenza.
Toccante è il pensiero del vedovo Antoine Leiris che ha perso sua moglie nell' attentato di Parigi e che ha scritto questa lettera a coloro che gliel' hanno portata via.
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"Venerdì sera avete rubato la vita di una persona eccezionale, l’amore della mia vita, la madre di mio figlio, eppure non avrete il mio odio. Non so chi siete e non voglio neanche saperlo. Voi siete anime morte. Se questo Dio per il quale ciecamente uccidete ci ha fatti a sua immagine, ogni pallottola nel corpo di mia moglie sarà stata una ferita nel suo cuore.
Perciò non vi farò il regalo di odiarvi. Sarebbe cedere alla stessa ignoranza che ha fatto di voi quello che siete. Voi vorreste che io avessi paura, che guardassi i miei concittadini con diffidenza, che sacrificassi la mia libertà per la sicurezza. Ma la vostra è una battaglia persa.
L'ho vista stamattina. Finalmente, dopo notti e giorni d’attesa. Era bella come quando è uscita venerdì sera, bella come quando mi innamorai perdutamente di lei più di 12 anni fa. Ovviamente sono devastato dal dolore, vi concedo questa piccola vittoria, ma sarà di corta durata. So che lei accompagnerà i nostri giorni e che ci ritroveremo in quel paradiso di anime libere nel quale voi non entrerete mai.
Siamo rimasti in due, mio figlio e io, ma siamo più forti di tutti gli eserciti del mondo. Non ho altro tempo da dedicarvi, devo andare da Melvil che si risveglia dal suo pisolino. Ha appena 17 mesi e farà merenda come ogni giorno e poi giocheremo insieme, come ogni giorno, e per tutta la sua vita questo petit garçon vi farà l'affronto di essere libero e felice. Perché no, voi non avrete mai nemmeno il suo odio".
Isabella Gerbino & Rebecca Giordan
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