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lunedì 23 novembre 2015

Scar Tissue


Lo scorso marzo è stato il quarantacinquesimo compleanno del grande chitarrista americano, entrato da qualche anno anche nella Rock and Roll Hall of Fame, John Anthony Frusciante, ex membro della band californiana dei Red Hot Chili Peppers.
E, come tutte le persone che hanno qualcosa da urlare al mondo, ha avuto una vita complicata e segnata da momenti difficili. Debuttando giovanissimo come membro ufficiale della band sopracitata, Frusciante non riesce a reggere il tempestoso successo che li ingloba e rifugia il suo malessere ed il suo disagio in ciò che sembra essere l’unico rifugio sicuro, lontano da quel mondo che cercava di cancellare: la droga. Questa deturpa il suo viso, le sue braccia e la sua vita, portandolo ad abbandonare i RHCP per entrare in riabilitazione, dopo essere sopravvissuto a ben otto overdose. E, alla fine di sette lunghi anni e non senza visibili conseguenze, si disintossica e ritorna nella band. Ciò che rende quest’uomo un vero artista non è il fatto di aver fatto uso di stupefacenti o di aver avuto un’esistenza travagliata, ma quello di essere riuscito a spremere la sua anima a tal punto da ricavare piccole e grandi gocce di quel dolore che lo ha tormentato per anni e che ha segnato il suo volto e la sua pelle e di essere riuscito a tramutarlo in musica, imprimendo il tutto in una magia senza tempo. Imprimendo il tutto in una canzone, in una canzone davvero speciale, che pubblicò con i Red Hot Chili Peppers subito dopo il suo ritorno: Scar Tissue. Questo pezzo è la testimonianza vivente di ciò che la sofferenza di un uomo può creare disfacendo e sfregiando i meandri del proprio cuore e della propria anima, è la testimonianza parlante della vita di un chitarrista che ha impresso i suoi demoni in un’immemore meraviglia, ricordando a se stesso quanto faccia male una cicatrice nella carne ed emozionando tutti gli ascoltatori con i gridi sofferenti della sua chitarra. E forse ora, come ogni articolo che parla di un grande uomo, si dovrebbe concludere con una di quelle frasi ad effetto che racchiudono in loro stesse la voce di un’anima, ma quando il grande uomo di cui si parla è John Anthony Frusciante è inutile sprecare espressioni senza voce, dato che le sue dita attorcigliate alle corde di ciò che è il prolungamento del suo essere spirano ancor più dolci parole.



 Sara Calvaruso

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